Luogosanto (in gallurese Locusantu, in sardo Logusantu), CIttà Mariana, è un comune di 1825 abitanti della provincia di Olbia-Tempio nella regione storica della Gallura. Il suo nome deriva dalla forte tradizione religiosa che lo ha da sempre contraddistinto, e dai numerosi luoghi di culto che sono stati eretti nel suo territorio. Circondato da boschi secolari e da una folta macchia mediterranea, Luogosanto è situato a 321 metri sul livello del mare, nel cuore della Gallura, ai piedi della montagna Ghjuanni. Il piccolo paese si trova infatti in una zona dell’Isola prevalentemente montuosa, caratterizzata da rocce granitiche che si sono formate più di 300 milioni di anni fa. Le rocce, modellate dal vento e dagli agenti atmosferici, hanno assunto le forme più svariate. L’utilizzo costante del granito, per la costruzione di chiese, case e per lastricare le strade, rende questo paesino particolare e ricco di fascino. Luogosanto si caratterizza per la forte tradizione religiosa che da secoli l’ha contraddistinto: durante la storia è diventato meta di numerosi pellegrinaggi, ed è ricco di splendide chiese e piccole cappelle sorte spesso nelle campagne vicine, insieme agli eremi che fornivano un luogo di riposo per i pellegrini. Al centro del paese sorge la basilica di Nostra Signora, costruita nel XIII secolo in forme romaniche. L’edificio, eretto a santuario, ha il privilegio della “Porta Santa” che viene aperta l’8 settembre in occasione della festa di Maria Bambina. Nei pressi dell’abitato si possono visitare i resti di due suggestivi castelli medievali, quello di Balaiana e il castello di Baldu, databili intorno al 1100, con il Giudicato di Gallura. Tra le chiese merita particolare attenzione quella campestre di San Trano, che fu costruita nel punto in cui secondo la tradizione vissero in eremitaggio i Santi Trano e Nicola. Risale al XIII secolo e al suo interno conserva la spelonca in cui sarebbero state rinvenute le ossa del Santo.
Luras, in alta Gallura, si estende su un poggio granitico sull’estremo nord orientale dell’altipiano del Limbara, a 508 m di altitudine, con circa 2.800 abitanti. Un tempo chiamato Villa Lauras o Oppidum Luris, da “lura” (otre) o “laurus” (alloro), le origini vorrebbero il paese come “una delle cinque colonie” che gli Etruschi fondarono sull’ Isola dopo l’ 862 a.C. oppure fondato da una parte dei 4.000 coloni ebrei deportati in Sardegna dall’ Imperatore romano Tiberio nel 19 d.C. Citato per la prima volta nella Carta Pisana del 1300, che elencava tutte le Ville del Giudicato suddivise in Curatorie, Luras era parte della Curatoria di Gemini Josso. Nel periodo giudicale e catalano-aragonese nella zona di Luras sorgevano paesi che furono poi abbandonati in epoche diverse a causa di pestilenze, carestie e incursioni barbaresche; questi erano Silonis, Canaili e Carana. Luras fece parte del Marchesato di Gallura fino al 1839 ed è proprio in questo secolo che raggiunge un certo benessere economico, dovuto allo sviluppo dell’attività commerciale che affiancò quella agricola e che vide i luresi vendere in tutta l’isola, e non solo, i propri manufatti: “berrittas” (antichi copricapi del costume maschile), lana, pelli, lavorati del sughero, del ferro, stoffe, vini, acquavite, formaggi, granaglie. Oggi l’economia è basata sull’agricoltura, sull’allevamento, sulla lavorazione del sughero e del granito e sulla viticoltura. Nel territorio, infatti, si trovano le vigne più estese e forse le meglio coltivate dell’alta Gallura, dalle quali si producono vini apprezzati oltre i confini sardi e nazionali: Vermentino, Moscato ed il famosissimo Nebiolo di Luras. È attiva la Confraternita del Nebiolo, che cura la promozione dei vini e dell’enogastronomia locali.
Il paese è situato nell’estremità del nord Sardegna, sul confine occidentale della Gallura. Sorge nella stretta insenatura naturale del Porto Longonsardo. Il territorio è caratterizzato da affioramenti granitici e da coste frastagliate. Popolata in epoca romana, la zona dove sorge Santa Teresa fu importante anche per i Pisani che dagli affioramenti granitici cavavano pietra da costruzione.Il paese odierno è stato creato ex novo durante la presenza sabauda ed è ordinatamente scandito da strade rettilinee che si incrociano ad angolo retto, con al centro la piccola piazza dove sorge la chiesa di San Vittorio. Sul promontorio roccioso che si affaccia sul mare sorge la torre Longosardo, eretta nel XVI secolo in età aragonese, da cui lo sguardo abbraccia sia la baia di Porto Longone che, sullo sfondo, le chiare scogliere che circondano la città corsa di Bonifacio. Sulla sinistra la costa scende verso la spiaggia di Rena Bianca che termina a poca distanza dallo scoglio dell’Isola Monica su cui rimangono le tracce di una cava abbandonata. Da segnalare inoltre per importanza culturale il complesso archeologico di Lu Brandali e la torre di Longonsardo. Si consiglia inoltre una visita a Capo Testa, uno scoglio collegato alla terraferma da una striscia di sabbia, al quale si può arrivare percorrendo un tragitto molto panoramico aperto sulle baie di Colba e di Santa Reparata. Tra le cave moderne e antiche - qui i Romani scelsero la pietra per le colonne del Pantheon - e il profumo della vegetazione della macchia si raggiunge infine il faro di Capo Testa. Musica sulle Bocche è l’evento culturale di maggior prestigio. In programma dal 25 al 31 agosto, il “Festival internazionale di jazz ed altro tra l’Italia e la Francia sulle Bocche di Bonifacio” regala da diversi anni momenti suggestivi, emozionanti e innovativi, come i concerti all’alba, al tramonto e a notte fonda, sulle spiagge, nei porti, sulle navi e nelle piazze.
Nel centro della Gallura, fra maestosi scenari di granito, di macchia selvaggia, di boschi di sughere e lecci, sorge Tempio Pausania. Chi visita la città per la prima volta, rimane subito affascinato dal contrasto evidente fra la dolcezza del paesaggio e l’austerità delle costruzioni in granito. Tempio Pausania venne fondata in epoca romana, anche se i primi insediamenti risalgono al periodo nuragico e prenuragico (3000 a.C e XVI sec. A.C.), ciò è testimoniato dalla presenza di alcuni Nuraghi ben conservati; primo fra tutti, il Nuraghe Majori. Nel corso dei secoli l’incremento economico e di popolazione la resero uno dei centri più potenti della Sardegna. Ancora oggi Tempio onora il suo passato storico vantando numerose risorse economiche, paesaggistiche e turistiche, a partire dal suo territorio immerso nella macchia mediterranea, al suolo composto da rocce granitiche e da acque termali, alla sua prestigiosa produzione di Moscato e Vermentino, al clima non troppo caldo d’estate e non rigido d’inverno, alla sua posizione comoda, poiché a poca distanza dalle località marine della Gallura. La visita al monte Limbara è d’obbligo per chi voglia comprendere la relazione e lo stretto legame tra la città e il suo territorio. Pochi minuti in macchina consentono di raggiungere le pendici del monte, ricche di lussureggianti boschi spontanei o le cime dove alla vegetazione spontanea si aggiungono boschi di conifere sempre verdi facilmente percorribili a piedi, lungo sentieri segnalati, dove si incontrano punti pic-nic e sorgenti di acque freschissime. Un altro buon motivo per visitare Tempio è dato sicuramente dalla presenza di ottimi vini. Chi viene a Tempio non può non gustare la Zuppa Gallurese, il porcetto allo spiedo e i nostri dolci tipici come ‘li papassini, li cucciuleddi e meli, lu pani e sabba e li frisjoli longhi.
Tempio è famosa anche per il suo carnevale, “Lu Carrasciali Timpiesu”.
Trinità d’Agultu e Vignola è un comune gallurese di grande interesse turistico dotato di una fascia costiera di grande bellezza. Geograficamente il territorio alterna vasti litorali caratterizzati da una natura selvaggia e incontaminata e spiagge di sabbia bianca e finissima. Dai suoi 365 metri di altitudine, Trinità domina un ampio tratto di mare fatto di coste frastagliate e di estese spiagge bianche. Numerosi ritrovamenti archeologici testimoniano presenze umane sin nell’antichità, con nuraghi e domus de janas, ma anche selciati di strada risalenti ad epoca romana che costituiscono interessanti mete di turisti e visitatori. A nord est di Trinità, è Vignola, una vasta area verde ad impronta agricola pastorale, a ridosso di un fazzoletto di costa dove si collocano calette comprese tra cala Serraina e Porto Leccio. Da segnalare la fantastica Isola Rossa, dal colore che caratterizza l’omonima isoletta posta di fronte a questo piccolo e grazioso villaggio che accoglie la bella Spiaggia Longu; a breve distanza il fascino di Punta Li Commeddhi, dopo aver superato la Spiaggia della Marianeddha, un altro gioiello. Cala Sarraina è una piccola spiaggia dalle rossastre sfumature, dalla quale si raggiunge, per mezzo di una non facile camminata o a nuoto, l’Ea di l’Agnulu, un piccolo e sorprendente fiordo; oppure, sempre da Cala Sarraina e sempre per amanti del trekking, una tappa da non perdere e Cala di Faa, unica ed irripetibile, o ancora Costa Paradiso, magnificamente selvaggia, agevolmente raggiungibile anche in auto, con la Spiaggia de Li Cossi. Per gli amanti della natura imperdibile è l’escursione a Tinnari; dall’alto della sua cima vedute da perdizione, mentre sulla sua spiaggia, detta dell’occhiale, a mezzora di camminata dalla vetta, un senso di libertà e di serenità pervadente. Da visitare il nuraghe Paduledda, edificato con grossi massi granitici, dal quale si domina un ampio tratto di costa.